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gennaio 2005 |
Mio figlio che è un saputello moschista precisino dice
che secondo lui trote da cinque kili (e non da dieci…) vengono a galla a
prendere piccole effimere solo in Nuova Zelanda e in alcuni laghi interni
della British Columbia (e solo dove vivono le kamloops) se no vuol dire che
sono trote addomesticate, secondo me la sua è tutta invidia..
Quindi la recensione, se non vi dispiace la scrivo io perché a me il libro è
piaciuto, e poi le pagine di pesca a mosca sono solo 17 su 112.
Grande delicatezza
nel descrivere un immenso dramma umano e nella “promessa d’amore appuntata
sulle labbra”
Bello
quando parla d’amore con Chiara raccogliendo le monetine e quando descrive
la scalata in montagna.
Simpatico
a tratti.
Interessante
nelle sue considerazioni sull’animo umano.
Piacevole
nella narrazione delle sue emozioni: le fa rivivere.
Ce n’è abbastanza per lasciar stare la pesca a mosca, di cui ho sentito
parlare in casa per 40 anni.
Ho anche assistito a reiterati tentativi di costruire ninfe da parte di mio
marito, con filo della luce di rame e lana verde mohair di un mio golfino, e
ho anche mangiato le trote che ci prendeva.
Poi gli innumerevoli preparativi per spedizioni impossibili, qui sul lago di
Como o in Valtellina o dall’altra parte del mondo.
Ho anche visto per decenni incredibili riappacificazioni di due teste dure,
permesse dal fortissimo inspiegabile fascino di questa pesca.
Ecco perché il romanzo mi è piaciuto anche se non è un libro di pesca, forse
proprio per questo, riviste e libri di pesca a mosca mi hanno invaso la
casa già da tempo e volevo respirare..
Un libro d’amore e di coraggio, in
primo luogo quello di raccontarsi e di
scegliere di farlo non in miserabile programma televisivo, di quelli dove ti
pagano un tanto a lacrime (secondi gli inossidabili dati lacrimtel, basati
sul sistema del campione degli imb... )
Un regalo di natale ..delicato..
per una persona cara o per un appassionato di psicologia!
Elda De Santis
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