I titoli di questa collana:

- Il temolo, pesce sportivo 

- Riabilitazione della mosca

  sommersa

- Pris sur le vif, una vita per la

  pesca

- Scritto di sera

 

Recensioni delle

 altre collane

  

 

 Euro 11,50

 

 

La pesca del temolo con la mosca

Titolo originale:

La peche de l'ombre à la mouche

 

J. d'Or Sinclair

(P. de Beaulieu)

(trad. O. Velo)

 

86 pag - 17x24cm

fotografie in b/n

 

Di tutto un po'...

- Ambienti fluviali e temoli

  a mosca artificiale

- Il calendario del pescatore

  a mosca 2004

Gli Intramontabili

- Il temolo, pesce sportivo 

- Riabilitazione della mosca

  sommersa

- Pris sur le vif, una vita per la

  pesca

- La pesca del temolo con la

  mosca

- Scritto di sera

Il PescavagaMondo

- Slovenia,

  le sue acque, ma non solo

L'arte della tecnica

- Torrenti & dry fly

- Medflyfish

Sensazioni

- Acquarelli

 

Titoli in distribuzione

- Diario di un pescatore a mosca

- Anelli sull'Acqua

Fly Line

4-2004

Fresco di stampa, ecco la traduzione in lingua italiana di un’ulteriore opera classica. Più lirica che tecnica, l’opera di Paul de Beaulieu può essere considerata un inno a ciò che più amava, un inno lontano dallo stile poetico e bucolico di De Boisset, che ben conosceva essendo stati compagni di pesca, ma pregno di vitalità ed entusiasmo e di una pace interiore che rasserena l’animo.

E’ soprattutto un tuffo nel passato, in fiumi che oggi appaiono lontani, nonostante continuino ad essere pescati ai tempi nostri come allora. Anzi, forse l’intenso sapore delle attuali uscite di pesca in ambienti fluviali come la Doubs, la Loue, l’Ain, l’Allier, la Mosella e tanti altri deve molto ad opere come questa, tra l’altro poco nota in Italia, almeno finora.

E’ una interessante escursione di antropologia culturale, se si accetta il termine, che mostra tecniche, attrezzature e concezioni d’altri tempi, tappe essenziali nella conoscenza delle presunte stravaganze di questo pesce, che deve la sua fama di imprevedibilità alla complessità dei suoi comportamenti.

 

Pescare in Valtellina

Difficile questa volta trovare parole da aggiungere a quelle di Osvaldo: dalla prefazione alla quarta di copertina ha già detto tutto.
Quasi tutto: non la data di pubblicazione, il 1929 come ci avverte L. De Boisset nel suo magistrale L’ombre poisson da sport scritto nel 1941 e dedicato al figlio Jean “per scacciare l’angoscia delle ore di guerra”, oggi solo un po’ più lontana.
Perciò abbiamo preferito pubblicarle oltre alla copertina.

Va detta una cosa che Osvaldo stesso mi ha subito fatto notare, purtroppo le foto, malgrado i miracoli delle più recenti tecnologie non sono all’altezza, gli originali erano troppo deteriorati.
Senz’altro un libro da leggere per i pam coi capelli grigi come me, per riscoprirsi, per tornare all’inizio.
Una gradevole lettura serale, anche per riscoprire con trenta o quarant’anni di ritardo che in fondo non erano solo Austria o Slovenia sinonimo di temoli come ci ostinavamo a credere.
E gli inglesi poi, non capirò mai perché mentre alcuni grandi autori anglosassoni da secoli dedicavano al ladylike fish grande rispetto contemporaneamente riviste di grandissimo spessore come Trout&Salmon si siano ostinate a collocare il temolo tra i coarsefish rifiutandogli il titolo di gamefish, fedeli al motto finalmente (!) abbandonato dell’ortodossia britannica the trout is the right thing.
Eppure le frequentazioni anglosassoni delle acque scandinave avvenivano con almeno di un secolo di anticipo, anzi una vera e propria “simpatia” da sempre legava i due paesi del Nord Europa.
Intanto anche noi comunque sul Soca ricorrevamo alla redtag ed in Valtellina alla tup’s quando non era ancora arrivato (dal Giura guarda caso…..) il cul de canard.
Le “mosche ad ago degli italiani” poi le conoscevamo bene, e ne abbiamo abusato a lungo, insieme al cochetto, sulle camolere acchiapatutto immortalate dal grande “tri temul” di Mario Albertarelli.
E ad un giovane pam sempre on line, superaccessoriato e con gli ultimi modelli su ami del 28?
Cosa mai potrà dargli questo signore molto assertivo e molto datato?
Forse la convinzione che pescare temoli, scegliere di pescare temoli anche quando magari ci sono le grosse trote, anche quando sei in Svezia o nello Yukon (sempre De Boisset già sessanta anni fa’ indicava la Lapponia finlandese per chi cerca “il mostro”), vuole comunque significare qualcosa, una sfida con un pesce che ancora adesso sa tenerti inchiodato in una lama assurda, sta lì ostentatamente, riesce ad ammaliarti anche se non è nemmeno trenta cm., perché comunque è un duro, un’ombra affascinante, ma un duro.
E allora non ce n’è per nessuno: una sfida che contro ogni logica non saprai mai rifiutare.
Perché sei un moschista e quindi sei folle, e se no lascia perdere subito…

Doriano Maglione