Alla
presenza di circa 80-100 persone, il giorno 9-2-08 si è tenuto a Bologna,
in occasione di Fishing Show 2008, il convegno La Pesca Sportiva in Emilia
Romagna.
Dopo i saluti di rito e l’apertura del convegno da parte
dell’Assessore Campagnoli, questo lo sviluppo – in sintesi - del
convegno:
Nicola Bucci – Direttore di Greentime – ha introdotto l’argomento
sottolineando che l’Emilia Romagna è un regione in cui sono presenti
tutte le potenzialità per la pesca, da quella di montagna fino al mare,
grazie soprattutto alla struttura del territorio regionale che abbraccia
tutte queste tipologie orografiche. La pesca, in Emilia R.,
rappresenta anche un notevole volano per il turismo e da questa
potenzialità socio-economica è stato portato a termine un progetto
editoriale (Itinerari di pesca sportiva in Emilia Romagna) che offre al
lettore la possibilità di godere di tutte queste potenzialità. Il
turismo alieutico rappresenta in questa Regione uno dei punti di forza
dell’economia locale.
D. Mazzoni – coautore del libro – ne illustra i contenuti
Tasselli,
responsabile del servizio Ittico regionale, presenta il piano ittico
che detta le linee guida per pesca nella regione per il periodo 2006/2010.
Egli sottolinea come la valorizzazione delle acque regionali
influisca sullo sviluppo regionale. Fa presente quanto sia importante la
diffusione delle varie tecniche di pesca, con particolare riferimento a
quelle “emergenti”. La pesca, ribadisce, non va considerata come una
attività di prelievo ma come possibilità di sviluppo economico. Pone
l’accento sulle specie da proteggere quali lo storione e l’anguilla e
sulla necessità di contrastare il pesce alloctono (siluro, gambero rosso,
carassio) e la divulgazione presso le scuole. Sempre maggior interesse sta
sollevando la pesca in mare.
R. Rossi – professore ordinario di Ecologia Università di Ferrara –
presenta la carta ittica regionale per le zone A e B (e passa la parola a
G Castaldelli, suo allievo e curatore dello stesso documento che ne fa una
esposizione molto dettagliata e curata.
Prende
poi la parola U. Matteoli – Presidente Nazionale FIPSAS – che pone
l’accento sulla presenza in Italia delle specie alloctone e afferma che
il problema della rarefazione di alcune specie autoctone (alborella,
vairone, tinca…) è dovuta più a cambiamenti climatico-ambientali che
non alla presenza eccessiva di alloctoni. La presenza di alloctoni è
troppo demonizzata e dovrebbe al contrario essere “sfruttata”. La
condizioni del campo gara di Ostellato – portato come esempio – che
risulta privo di pesce non sono dovute alla eccessiva presenza di siluri
ma alla qualità dell’acqua.
Interviene
Magnani – Presidente Nazionale ARCI – secondo il quale nel campo di
gara di Ostellato il pesce c’è ma ne è cambiata la
tipologia. Si dovrebbe quindi “sfruttare” questi nuovi pesci per
sviluppare nuove tecniche di pesca.
Prende poi la parola Bertozzi – ex Coordinatore Regionale UNPeM
per l’Emilia Romagna.
Il problema è dato dal fatto che i pescatori vanno tutti per conto
proprio. Manca la vigilanza. I prelievi di pesce da parte dei pescatori è
eccessivo e causano danni maggiori di quanto fatto dai cormorani (che pur
sono una calamità). Porta l esempio dell’Austria dove molte sono
le acque no kill mentre in Italia facciamo fatica a portare la
misura minima della trota sopra i 22 cm. E’ necessario moltiplicare gli
sforzi per far aumentare il numero dei tratti no kill. Porta l’esempio
di un incontro il cui scopo era il miglioramento delle condizioni
alieutiche: i pescatori locali (alta valle del Taro) hanno invitato i
propositori ad andarsene perche i locali non erano intenzionati a far
aumentare la misura minima.
Inoltre è stato posto l'accento sulla necessità di affidarsi ad esperti
del settore, ittiologi, biologi, veterinari per intraprendere iniziative
volte al miglioramento delle condizioni esistenti e criticando gli
interventi dei presidenti delle altre due associazioni nazionali,
che cercavano di dare una interpretazione del tutto personale e
assolutamente priva di riscontri scientifici delle condizioni delle acque
B in Emilia Romagna, con particolare attenzione all'esempio di Ostellato
Per dovere di cronaca le tesi di Magnani e Matteoli di ARCI e FIPSAS
sono state immediatamente confutate da G Castaldelli - allievo di R. Rossi
- professore ordinario di Ecologia Università di Ferrara, che ha
illustrato nella specificità il caso di Ostellato, mostrando come anche
esperti pescatori possano essere tratti in inganno da un'analisi
superficiale della situazione di acque pur conosciute alla perfezione
(come hanno tenuto a sottolineare) e di come invece una attenta analisi
scientifica possa invece indicare i veri colpevoli della situazione,
Dimostrandolo.
Nel pomeriggio si è tenuto un altro convegno sulla opportunita di
considerare le specie alloctone una risorsa per la pesca sportiva.
Roberto Ripamonti – collaboratore di Edit. Olimpia – E’
necessario bloccare l’espansione degli alloctoni nelle acque italiane e
in quelle acque in cui è gia presente è doveroso cercare di gestirli per
quanto possibile a ns vantaggio. Le condizioni delle acque stanno mutando
e sarebbe necessaria una ripulitura drastica dell’ambiente acquatico. Il
bracconaggio industriale sta aumentando in modo esponenziale. Nei paesi
dell’Est quei pesci che per noi sono alloctoni sono allevati per essere
immessi nel circuito alimentare. Da noi vi sono bande di criminali che
pescano con tutti i mezzi possibili ed immaginabili procurandosi pesce che
macellano sul posto e spediscono all’Est con celle frigorifere. Non è
da escludere che alcuni esemplari vengano immessi anche sul mercato
italiano. Queste organizzazioni sono molto pericolose anche per gli stessi
guardiapesca che spesso si trovano in situazioni molto precarie e difficili
da gestire. Il pericolo legato alla immissione nel circuito commerciale è
dato dal fatto che questi nostri alloctoni vivono in acque affatto pulite
e quindi c'e il rischio di contaminazione da agenti dannosi. Il Gruppo
Siluro (il cui manifesto recita “Senza gli alloctoni nei nostri fiumi
non torneranno i nostri pesci ma resterà semplicemente quello che abbiamo
fatto per far sparire gli autoctoni” - ndr) intende valutare come e in
che modo il siluro ha invaso le ns acque ed ha proposto il monitoraggio di
questo pesce coinvolgendo i pescatori con un programma
che prevede la cattura, la marcatura e la reimmissione dei siluri
catturati a scopo di monitoraggio. Pone poi il problema-esempio della
gestione degli alloctoni all’estero. All’estero la pesca rappresenta
una risorsa economica di grande rilievo e crea posti di lavoro. Si parla,
a livello mondiale, di una cifra da capogiro. Porta l’esempio della
provincia di Rieti dove, nel lago del Salto , è stata completamente
vietata la pesca per tre anni anche per i pescatori professionisti. Ora,
la presenza di pescatori dilettanti è talmente aumentata che ha
risollevato l’economia con ottima soddisfazione degli operatori locali.
Oggi i ns fiumi sono terra di conquista di bande di stranieri e della
collusione di uomini politici senza scrupoli. All’estero, i risultati
dello “sfruttamento” della pesca a scopi turistici ed economici sono
esponenziali in Spagna, in Inghilterra, addirittura in Romania e tante
altre nazioni. E’ necessario seguire il loro esempio.
La
Dssa Sinfante (Istituto Zooprofilattico di Teramo) prende la parola e
spiega che la cattura in grande quantità (con reti e altro) di pesce
alloctono cosi come effettuata da questi gruppi di bracconieri provoca
distruzione di altri pesci e problemi di carattere sanitario (profilassi e
igiene completamente ignorati). E’ importante effettuare uno studio per
valutare l’assorbimento delle sostanze nelle carni di questi pesci. Con
questo obiettivo è stato varato un programma – sostenuto da FIPSAS –
che si svolgera in occasione delle tre principali gare di pesca al siluro.
Nel dettaglio:
- verranno prelevate parti di carne da 15 esemplari sulle quali si
effettueranno studi per determinare la presenza di mercurio, piombo,
cadmio, idrocarburi, salmonella e altri prodotti pericolosi per l’uomo.
- gli altri esemplari saranno tutti marcati e rimessi in libertà. Lo
studio del loro spostamento sara effettuato a mezzo GIS.
- l’elaborazione dei dati permetterà di valutare la diffusione e le
studiare le strategie da mettere in atto per intervenire sulla filiera
clandestina.
Interviene
Mattioli – Presidente Nazionale FIPSAS. E’ necessario utilizzare le
varie associazioni per rimettere in moto la pesca. E’ pero irrealistico
tornare indietro alle condizioni di 50 anni fa. Non si puo pensare di
eliminare le specie alloctone perche impossibile. Bisogna cercare di
impedirne l’espansione nelle zone ancora incontaminate. La FIPSAS ha
lavorato per l’agonismo e per creare posti per mandare la gente a pesca.
La FIPSAS si pone come obiettivo quello di diventare il “sindacato dei
pescatori”. E’ necessario affrontare il problema dal punto di vista
scientifico per capire il come, il quando e il quanto la situazione della
pesca si sia evoluta anche riguardo alle specie alloctone. L’importanza
della vigilanza è enorme e le istituzioni hanno bisogno delle
associazioni per assolvere anche questo loro compito ed invita le varie
associazioni a rendersi disponibili a collaborare tutti insieme in tutti i
settori della pesca.
In
chiusura, l’Assessore Campagnoli, dopo i ringraziamenti ed il discorso
conclusivo di rito, consegna ad Adriano Zucchini un riconoscimento per
l’opera svolta nel campo della pesca.